B&B La Posta e la storia


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La Provincia di Fermo

860 km² di superficie, la provincia di Fermo è la meno estesa delle Marche, si sviluppa dalla costa adriatica, a est, alla catena dei Sibillini con alcune fra le cime più alte dell'Appennino umbro-marchigiano: il Monte Amandola (1.707 m), il Castel Manardo (1.917 m) il monte Priora (2.334 m) e il monte Sibilla (2.175 m). A sud, la provincia è delimitata in massima parte dal fiume Aso; a nord, approssimativamente dall'alto corso del Tenna e, procedendo verso il mare, dall'Ete Morto e dall'ultimo tratto del Chienti. Al centro corre la valle del Tenna. Solo il 9,1% del territorio è classificato come montagna, mentre il restante 90,9% è considerato collinare: ciò fa della provincia di Fermo quella percentualmente meno montuosa delle Marche.Nel subappennino spicca la cima del Monte Falcone (904 m) sulle cui pendici sorgono il paese omonimo e la confinante Smerillo. La provincia divide con Ascoli Piceno la Comunità Montana dei Sibillini; con Ascoli Piceno, Macerata e Perugia il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. La provincia di Fermo ha origini remote. Esse risalgono alla fondazione della città, che fu una delle antiche capitali picene. Già colonia romana istituita per il controllo di Ascoli e delle popolazioni locali, Fermo fu potentissima nel Medioevo, quando i Longobardi la posero a capo di un ducato, associato a quello di Spoleto e in seguito trasformato dai Franchi nella vasta Marca fermana. Successivamente alla confluenza di quest'ultima nella Marca d'Ancona, Fermo rimase capitale di un piccolo stato (Comitato fermano) e, essendosi costituita in libero comune nel 1199, ampliò progressivamente il suo territorio fino a sconfinare nei domini ascolani (1348). Il Comitato di Fermo riunì ottanta castelli nel periodo della sua massima espansione. Tra Settecento e Ottocento il territorio piceno alternò unificazioni e divisioni. Incluso in epoca napoleonica nel dipartimento del Tronto (con capoluogo Fermo), tornò a scindersi in due delegazioni nel 1816, subito dopo la Restaurazione. Di nuovo unito da papa Leone XII (con due capoluoghi, Fermo il principale, sede del delegato apostolico e Ascoli secondario, sede di un luogotenente), si divise ancora con il successore Gregorio XVI a seguito della insurrezione del 1831 e dei moti del 1848-'49. L'Unità d'Italia ne sancì l'ennesima fusione e questa volta, per la prima volta nella sua storia Fermo divenne sede di un circondario, con capoluogo principale Ascoli, originando una vera e propria questione fermana durata dal 1860 fino al 2000. Ricostituita nel 2004 la provincia di Fermo ha iniziato ad operare dal 2009, sebbene i confini siano diversi da quelli della provincia soppressa nel 1860.

 

Il Comune di FERMO

Sulla cima del monte Sàbulo, sorge l'antica città di Fermo, colonia romana, dominata dall'imponente mole della Cattedrale, dal cui piazzale si gode un bellissimo panorama. Fermo è da sempre il centro più importante del comprensorio per la sua lunga storia, per la presenza di testimonianze storico-artistiche, per le attività industriali e per le iniziative turistiche e culturali. Il territorio risulta una felice sintesi di mare e colline: si va dalle ampie spiagge di Lido di Fermo, Casabianca e Marina Palmense, al centro suggestivo di Torre di Palme, centro collinare sorto nell’Alto Medio Evo ad opera dei Monaci Eremitani di Sant’Agostino. Visita della Chiesa di Santa Maria (sec.XI), della Chiesa di San Sebastiano e San Rocco (sec.X) e della Chiesa di Sant’Agostino (all’interno conserva un polittico di Vittore Crivelli). in posizione panoramica sull'Adriatico sorge anche Capodarco. Su questo ampio territorio si staglia, dall'alto del suo colle, la città di Fermo che conserva numerose e pregevoli testimonianze della sua storia. Nell'anno 264 a.C. divenne colonia romana col nome Firmum Picenum ed ebbe diritto di battere moneta. Nel 408 fu presa da Alarico, poi passò ai Longobardi e fu unita al Ducato di Spoleto, quindi con i Franchi andò alla Chiesa. Verso la fine del X sec. divenne il centro di quella Marca Fermana che si estinse solo nel XIII sec., quando passò a far parte della Marca di Ancona. Nel 1199 divenne libero comune e poi feudo degli Estensi nel 1214. Nel 1433 subì la signoria di Francesco Sforza alla quale si ribellò, rimanendo però, per tutto il Cinquecento, sotto la tirannia di vari signorotti. Dagli inizi del XVII sec. Fermo è indissolubilmente legata alla Chiesa; nel 1808 fece parte del primo Regno d'Italia come capoluogo del Dipartimento del Tronto; il 21 settembre 1860 accolse le truppe piemontesi e nel 1861 si dichiarò annessa all'Italia.

Tra i monumenti più importanti: il Duomo (dedicato all’Assunta, è di origine trecentesca, poi rimaneggiato nel corso dei secoli), Santuario della Madonna della Misericordia (nucleo originario del sec. XIV, poi ampliato nel XVIII sec.), Santuario di Maria SS. del Pianto (XVII sec.), Chiesa di Sant’Agostino (sec.XIII), Chiesa di San Domenico (sec.XIII), Chiesa di San Francesco (sec.XIII), le Cisterne Romane (I sec. d.C.) che servivano alla raccolta delle acque per l’approvvigionamento della colonia romana, Piazza del Popolo, circondata dai più antichi e prestigiosi palazzi della Città; Palazzo dei Priori, antica sede del Comune, oggi sede della Pinacoteca Civica, il Teatro dell’Aquila, uno dei più grandi e prestigiosi teatri della regione Marche;


 

  Altri Comuni nel territorio della provincia (in ordine alfabetico)
 

Altidona   posta su di un'amena collina e domina dall'alto la porta di ingresso alla Valle dell'Aso. La sottostante spiaggia adriatica che ricade nel suo territorio per circa 3 Km, accoglie il turismo estivo, con diverse strutture ricettive all'aria aperta. Le remote origini vengono testimoniate da vestigia romane nella località di Villa Montana, risalenti all'epoca delle guerre puniche. Nei primi anni del novecento, in territorio comunale, è venuta alla luce una statua di Esculapio, di fattura greca, fatta risalire al III secolo a.C. Nel secolo XI appartenne all'abbazia di Montecassino (nella porta di bronzo della sua Basilica, sec. XII, figura Altidona), prima di passare a quella di Farfa. La sua storia è strettamente legata a quella di Fermo. Conobbe il saccheggio del governo napoleonico e nel 1860 il 90 per cento degli elettori votarono per l'annessione all'Italia.

 


Amandola La cittadina presenta un centro storico che attesta la ricchezza del suo passato e soprattutto la fioritura del proprio artigianato la lavorazione del legno, il restauro e l'antiquariato del mobile Centro turistico montano ricco di una efficiente ricettività e con impianti sportivi e ricreativi che rendono piacevole il soggiorno. Monumenti d'interesse sono l'Abbazia dei Santi Ruffino e Vitale e l'Abbazia dei Santi Vincenzo e Anastasio.


Belmonte Piceno  In epoca preistorica il territorio costituì uno stazionamento importantissimo dei Piceni. Belmonte fu centro notevole per la lavorazione dell'ambra grezza proveniente dalle terre baltiche, i romani vi stabilirono una colonia, di cui restano tracce nei ruderi (Morrecini) e in un'epigrafe di Castellarso di San Simone (antica chiesa di Santa Maria in Muris). Nel 1263 i Fermani ottennero la dedizione del castello, intorno al quale, nei secoli successivi, si è costituito l'attuale centro storico.


Campofilone  Il paese si è sviluppato da un borgo, formatosi nell'alto medioevo, attorno all'abbazia benedettina di San Bartolomeo. Via degli Orti, con volta a botte, il viale dei Pini e il Torrione di Porta Marina, Porta da Sole e Porta da Bora sono segni evidenti del passato. Vantano una tradizione antichissima i "maccheroncini di Campofilone", anticamente considerati un piatto nobile; già nel '400 sono detti "maccheroncini fini fini", in una corrispondenza dell'abbazia di Campofilone. Nel corso del tempo è divenuta famosa la "Sagra dei maccheroncini" che porta nella località migliaia di turisti ogni anno nel mese di agosto.


Falerone Il suo territorio fu uno dei principali teatri degli scontri tra i piceni e i romani durante la guerra sociale nel 90 a. C. I romani vi fondarono poi, presso il fiume Tenna, la colonia di Falerio Picenus. Resti dell’antica città romana sono visibili oggi in località Piane di Falerone in buono stato di conservazione è in particolare il teatro che sorse probabilmente nell’anno 43 d.C. e fu dedicato all’imperatore Tiberio Claudio.


Francavilla d'Ete  A metà strada tra Firmum e Urbs Salvia, si ricollega, per le origini, alla centuriazione augustea del I sec. a.C. Nel medioevo il centro abitato si ricostruisce intorno alla Pieve. Il castello di Francavilla subì anche un assalto da Carlo Malatesta, nel 1413, e venne rovinosamente colpito. Ancora oggi possono ammirarsi tre dei sei torrioni ed una porta dell'antica struttura.


Lapedona Furono i Pelasgi, venuti dalla Grecia nel secolo IV a.C., i primi abitatori di Lapedona, seguiti dai romani che vi fondarono una colonia. Reperti di età picena e romana testimoniano una intensa colonizzazione del territorio, fin dall' antichità. Il centro urbano probabilmente si costituì o ricostituì intorno al 1000. Fu fortificato con mura e porte ma forse non godè mai di piena autonomia, risultando, già dai più antichi documenti, "castello " di Fermo.


Magliano di Tenna L'antica classificazione definisce Maglianodi Tenna: "Castrum Ultra Tomiam", possedimento della città di Fermo. La tradizione asserice che, intorno all'anno 1000, un capitano di ventura, di nome Malleano o Majano, sia stato il fondatore del Castello. L'antica struttura aveva sei torri; ora ne restano due, di cui una esagonale. L'impianto circolare delle mura trecentesche riproduce l'atmosfera dell'antico centro storico. Interessanti da visitare le chiese di: S.Gregorio Magno, della Madonna di Loreto; della Madonna delle Grazie e di S.Filippo, ove si conserva il monumento sepolcrale in marmo dedicato a G.B.Carducci su disegno di L.Fontana.


Massa Fermana Le prime notizie storiche certe su Massa Fermana risalgono al 1050, anno in cui il castello era sottoposto alla giurisdizione ecclesiastica dei vescovi di Fermo. Nel 1222, Massa si unì con Mogliano, Gabbaino e Monte Verde, per resistere alle minacce dell'Imperatore Federico II. Nel 1252 il "castello" si diede spontaneamente a Fermo che ne seguì le vicende fino all'Unità d'Italia. Tra Settecento ed Ottocento ebbe grande sviluppo la lavorazione della paglia di grano per la produzione dei cappelli e borse ed oggi Massa Fermana è con Montappone tra i centri più importanti del distretto industriale del cappello.


Monsampietro Morico La fondazione di Monsampietro Morico e di S.Elpidio Morico risale, secondo la tradizione, al 1061, per opera di Malugero Melo, figlio del Dragone Normanno, conte delle Puglie. La moglie, di nome Morica, gli diede tre figli, ai quali il conte, in omaggio alla consorte, diede il cognome di Morico: di qui il nome del paese. Dopo l'Unità d'Italia, S.Elpidio Morico perse la sua autonomia e, nel 1898 venne aggregato al comune di Monsampietro Morico. Nel cimitero è la chiesetta romanica di San Paolo, con interventi posteriori di gusto gotico e rinascimentale. A S.Egidio Morico, nella chiesa parrocchiale, è conservato un trittico di V.Crivelli.


Montappone Le sue origini risalgono all'XI secolo. Nel  il "castello" di Montappone da Gentile da Mogliano, primogenito dei nobili di Fermo. Nel 1371, i montapponesi ricostruirono il castello distrutto nel 1355, su licenza del Cardinale Pietro De Stagno, con la condizione che esso rimanesse sotto la giurisdizione di Fermo, come di fatto è avvenuto fino al XVIII secolo. Tra il Cinque e Seicento, accanto all'agricoltura, si sviluppa l'attività di lavorazione della paglia ed oggi Montappone è uno dei centri più qualificati, a livello internazionale, per la produzione dei cappelli. Di interesse monumentale è il nucleo medioevale dove sorge l'oratorio del Sacramento, con un portale romanico in cotto e affreschi di Vincenzo Pagani (1518) da   vedere il Museo del Cappello.


Monte Giberto Il territorio di Monte Giberto era già abitato dagli antichi Piceni. Fu possesso dell'abbazia di Farfa. Nel secolo XIII passò a Fermo, subendone le relative vicende. Le trecentesche mura castellane sono testimonianza della strenua difesa che il paese doveva organizzare contro gli assalti dei signorotti dell'epoca. Nel secolo XVII Monte Giberto definì il suo assetto urbanistico, che portò alla costruzione del Palazzo Comunale e delle chiese che, insieme, si affacciano sulla piazza, considerata una delle più armoniose dei piccoli centri piceni.


Monte Rinaldo Sul suo territorio, nel II sec. a.C., venne costruito il santuario ellenistico-romano insieme a molte ville intorno, il che rese possibile poi, in età longobarda, lo sviluppo di attività agricolo-commerciali. Su di esse vennero eretti pievi, castelli, monasteri e borghi. Il suo territorio di "frontiera", nel medioevo, fu conteso dal ducato di Fermo, dalla città di Ascoli e dai monaci farfensi. Il centro storico si espande intorno al XII sec. da un piccolo insediamento franco-longobardo. In seguito ha vissuto le vicende degli altri centri abitati della zona


Monte San Pietrangeli Anche se da ritrovamenti di antiche tombe può discendere l'ipotesi che il paese risalga ad epoca romana, i primi dati storici si hanno solo nel secolo X, quando i monaci di Ferentillo stabilirono il primo nucleo abitativo dedicandolo a S.Pietro, da cui il nome del paese. Il 29 settembre 1537, dopo un'ultima sanguinosa rivolta contro Fermo, il paese ritornò definitivamente sotto il dominio diretto della Chiesa. Il fatto accadde il giorno di S.Michele Arcangelo e l'effige del Santo fu inserita nello stemma. Così al nome di Monte S.Pietro, fu aggiunto anche Angeli.


Monte Urano   Fin dalla sua nascita, il castello di Monte Urano è stato legato alle vicissitudini storiche della città di Fermo, prima come provincia di Roma antica, quindi come luogo feudale nel medioevo e poi come territorio appartenente alla comunità del comprensorio fermano nell'ambito dello Stato Pontificio. L'economia locale, che sino alla fine dell'800, è stata quasi esclusivamente agricola, si è trasformata successivamente, dopo il breve periodo della raccolta degli stracci, all'inizio del '900, in una forte specializzazione nel settore calzaturiero, che ne fa oggi uno dei centri più attivi ed importanti


Monte Vidon Combatte Offre bellezze naturali e panoramiche in un ambiente ancora integro. La leggenda narra che il nome derivi da un fatto d'arme, sia pur poco conosciuto, verificatosi in età medioevale. Non per nulla, il paese conserva buona parte del tracciato delle mura (secc. XIV - XV), che si aprono con una originale porta a doppia fornice del sec.XV, che immette nell'antico abitato. Il paese possiede suggestivi parchi e consente godevoli panoramiche, dai Monti del Gran Sasso fino al mare.


Monte Vidon Corrado Citato per la prima volta in un documento del 1229, quando Fermo organizza la resistenza contro Rinaldo di Spoleto, sembra avere origini più remote per i recenti ritrovamenti archeologici (IV e II sec. a.C.), per il cardine massimo della centuriazione augustea (I sec. a.C.) che lo attraversa e la presenza di un tempietto pagano, dove ora sorge la chiesa della Madonna del Carmine. Più recentemente, la sua storia si confonde con quella di Montegiorgio, di cui, come recita l'annuncio della Prov. 1865, "seguì l'avversa e prospera fortuna". Testimonianze del suo passato medioevale ce le da il centro storico che presenta eleganti case civili con decorazioni in cotto del XV secolo e con avanzi di fortificazioni dei secoli XIV-XV, tra i quali il castello con il torrione.


Montefalcone Appennino Il paese è un insieme coordinato di edifici in cotto ed in pietra, che si affacciano su vie tortuose, anguste e silenti che regalano scorci sempre vari ed ampie visioni sui Sibillini, sulla valle dell'Aso, sulle colline plioceniche del Piceno. Si estende su un crinale roccioso su alte rupi calcaree, in una delle posizioni più ardite delle Marche. Fu possesso feudale dell'abbazia di Farfa e quindi dei Farfensi di Santa Vittoria in Mantenano. Libero comune dal 1214, ha sempre fieramente difeso la propria autonomia. Chiese interessanti sono quelle di San Pietro, con richiami gotici sulla facciata e romanici nell'architettura del campanile, San Michele del sec.XIX e la cappella dei Principi Orsini, dedicata a S.Antonio da Padova. Da visitare sono anche il ricco e suggestivo Centro di educazione ambientale, a palazzo Felici, la quattrocentesca chiesetta e, a Luogo di Sasso, il convento francescano, dove la tradizione vuole abbia sostato lo stesso San Francesco.


Montefortino sorge sulla dorsale di un colle, a circa 700 mt. s.l.m., di fronte allo splendido scenario dei Monti Sibillini. La sua storia risale all'epoca romana, come attesta una antica lapide proveniente dalla fortezza del Girone, distrutta nel 1442. Nel 1084 si erige a libero comune e si da un proprio statuto, modificato nel 1126. In epoca moderna fa parte della Stato Pontificio, nella giurisdizione della diocesi di Fermo. Nel 1860 votò l'annessione al regno d'Italia di Vittorio Emanuele II. Oggi Montefortino è uno dei più accoglienti ed apprezzati centri turistici dei Sibillini. Unisce all'interesse storico e artistico del proprio patrimonio, quello naturalistico, che gli deriva dalla suggestiva posizione geografica e dalle bellezze paesaggistiche. Nei dintorni, sono da visitare Sant'Angelo in Montespino (secc.VI-XI), la serie di case-torri di derivazione feudale e rinascimentale, l'orrido dell'Infernaccio sovrastato dall'eremo a loggetta di S.Leonardo ed il santuario della Madonna dell'Ambro.


 

Montegranaro  è uno dei più grandi centri del Piceno, posto a 279 mt s.l.m., tra i fiumi Chienti ed Ete. Se la tradizione ne vanta l'origine romana e ne tramanda il nome "Veregra", nei documenti Montegranaro compare per la prima volta nel sec. IX (829), nel Chronicon Farfense. Libero comune nel sec. XII, nel 1387 diviene feudo della famiglia veneziana degli Zeno. Nel 1443, dopo il saccheggio del Piccinino, passa sotto il dominio degli Sforza e quindi sotto lo Stato Pontificio, fino all'Unità d'Italia. L'attività manifatturiera di produzione di calzature a basso costo, "chiochiere", avviata nella metà dell'Ottocento, è diventata, nel nostro secolo, uno degli esempi più avanzati di produzione industriale, che ha dato luogo al "distretto" calzaturiero.


Monteleone di Fermo Arroccato sul contrafforte fra l'Ete vivo e il torrente Lubrico, Monteleone entra nella storia - come gran parte dei paesi della zona - con la presenza dei farfensi e diviene comune nel medioevo. Vanta ancora resti di mura castellane e il nucleo abitato presenta immutati aspetti di sapore medioevale. Di particolare interesse è la torre, ad esagono irregolare, del sec. XIII, già elemento centrale dell'antico castello, cui è unita la parrocchia di San Giovanni Battista. All'interno di questa sono conservate una croce astile sbalzata in argento, opera di Bartolomeo da Montelparo (1524) e due tavolette, Madonna e S.Giovanni, di scuola crivellesca.


Montelparo L'attuale abitato risale ai primi anni del medioevo quando, così almeno attesta la memoria storica tramandata dal toponimo, il longobardo Elprando edificò un munito castello. Seguì un lungo e florido periodo sotto l'ala protettrice dei Farfensi della vicina Santa Vittoria. Si costituì in libero comune di parte guelfa nel corso del sec.XII. Alla fine del sec.XVII incominciò a manifestarsi l'instabilità del terreno con progressivi smottamenti verso i piedi del colle. Nel 1703 lo sprofondamento fu di vaste dimensioni e trascinò, in un'ampia voragine, buona parte dell'abitato. Evidenti i resti dei bastioni di difesa che sembrano privilegiare un disegno ripetutamente cilindrico. Il più conservato, quasi intatto, è presso il Municipio (secc.XIV - XV) e rappresenta la torre civica.


Monterubbiano Il paese ha origini antichissime, come testimoniano reperti paleolitici, neolitici e resti di necropoli picena. Nel 268 a.C. era gia "città romana". Lo ritroviamo, nel sec.XI, con il nome di "Urbiano". Libero comune nel XII sec., deve difendersi da Fermo che vuole sottomettere il castello. Nel medioevo subì diversi saccheggi, fino al 1443, quando fu occupato da Francesco Sforza, che ne fortificò le mura, ancora oggi sono raro esempio di architettura militare, prima di passare definitivamente alla Chiesa. E' un suggestivo paese, che sorge sulla vetta di una collina, a 463 mt s.l.m. e spazia le sue vedute panoramiche, dal mare Adriatico ai monti Sibillini, passando per la Valle dell'Aso, con i suoi campi coltivati ad ortaggi, cereali e frutteti.


Montottone Fu originariamente un "vucus" o "pagus" delle colonie di Falerio Picenus e Fermo. Il castello fu costruito tra il X e XI sec. da Attone duca di Atri, da cui la denominazione di Mons Actonis. Fu, nel medioevo, uno dei più importanti centri dell'entroterra fermano. Dal 1536 al 1545 fu anche capoluogo dello stato ecclesiastico in Agro Piceno. Il centro storico, racchiuso tra le antiche mura, con le sue vie e piazze, racconta l'illustre storia vissuta. E' ancora viva l'antica produzione di terracotte e ceramiche.


Moresco Proteso sulla valle dell'Aso, con vista sul mare, insiste sulle mura originarie ed è dominato da un'imponente torre eptagonale del sec. XII, a merlatura ghibellina. Ha struttura ellissoidale e si sviluppa intorno ad una corte interna, che ha assunto funzione di piazza. Sul suo territorio, in età romana, sorgevano importanti insediamenti ed in età longobarda curtes e castra (centri murati) monastici e feudali. Uno di essi si affermò su tutti, diventando unico luogo di residenza della popolazione sparsa. Nel sec. XIII, il castello passa in proprietà della città di Fermo e vi resta, con alterne vicende, fino all'Unità d'Italia. Nel 1869 perde l'autonomia comunale, diventando frazione di Monterubbiano fino a che, nel 1910, torna ad essere comune autonomo. È  uno dei borghi più belli d'Italia 


Ortezzano Imponente il resto delle fortificazioni, una torre ben conservata, a base pentagonale irregolare e merlatura ghibellina. Le origini sono remote e, nel terreno, si sono rinvenute tracce della presenza etrusca e, soprattutto, picena. Il suo nome ha avuto interpretazioni contrastanti ed è stato riportato in varie forme: Ortempianum, Ortentianum, Ottazzano. Da Utricinum può derivare il significato di fortezza; c'è però anche chi vi vede un significato prediale, dal possessore di un podere, con riferimento ad un nome gentilizio, forse "Hortensius Utricinum" fu distrutta dai Romani nel 269 a.C., e gli abitanti deportati. Passate le invasioni barbariche fu soggetta ai Farfensi di Santa Vittoria in Matenano. Altra totale distruzione subì nel 1528, ad opera delle truppe francesi guidate da Lautrec e dirette a Napoli.


Pedaso Esisteva certamente prima dell'anno 1000 ed alcuni studiosi lo identificano con "Castrum Fagetum" o con "Castrum Vetulum". Il paese sorgeva sul monte Serrone, che sovrasta l'attuale centro abitato e, dalla parte della "Cupa", si erigeva il castello di Pedaso facente parte dello Stato di Fermo. A causa di movimenti bradisismici, alla fine del '700, tutto l'abitato venne fatto traslocare nella parte pianeggiante, sulla costa, così da dar vita al primo nucleo di un borgo che sarebbe poi divenuto l'attuale Pedaso.


Petritoli Ebbe origine dai monaci farfensi intorno all'anno 1000, quale Castel Rodolfo, forse dal nome di un monaco feudatario. Restò sotto il dominio dei farfensi fino a quando non passò a Trasarico, barone di Saltareccia, imparentato ai potenti signori di Brunforte. Ceduto al vescovo Ermanno di Fermo nel 1055, restò sotto la giurisdizione dei vescovi fermani fino al 1198. Si governò con propri statuti, sotto la protezione della Chiesa, fino al 1250, poi cadde sotto Federico II e Fermo, alleata dell'imperatore contro la Chiesa. Sotto Napoleone fu capoluogo di Cantone, con una vasta giurisdizione. Suoi cittadini parteciparono alle campagne militari del Risorgimento.


 

Porto San Giorgio Città rivierasca, stazione di cura, soggiorno e turismo dal 1927, Porto S.Giorgio è centro balneare di grande richiamo. Da villaggio di pescatori divenne fortezza, posta sotto la protezione di San Giorgio, per la necessità di difendersi dai pirati saraceni. Il castello, inizialmente di pertinenza della chiesa fermana, passò nel 1267 al comune di Fermo, che vi edificò una rocca. Già citato nel III sec.d.C., è indicato nei portolani e nelle carte nautiche come porto di primaria importanza, centro dei traffici marittimi di Fermo e dell'entroterra, da e per Venezia. Nel contesto delle invasioni provenienti dal mare, la rocca Tiepolo (sec.XIII), ancora oggi bella e maestosa, assolveva alla sua funzione di vedetta e sentinella: con la sua mole costituiva un monito a chiunque volesse attentare alla potenza e alla grandezza di Fermo e del suo porto.


Porto Sant'Elpidio E' il più giovane dei comuni della provincia di Fermo ed uno dei centri più importanti del "distretto calzaturiero". La sua autonomia risale al 1952. Un documento in pergamena, datato 886 e attribuito all'imperatore Carlo il Grosso, cita il "porto". Il rinvenimento di una necropoli protovillanoviana, nei pressi della frazione Corva, rivela insediamenti urbani già nel IX sec. a.C.. Nel 1035 il porto fu donato dai privati al vescovo di Fermo e rimase proprietà fermana fino al 1247, anno in cui S.Elpidio a Mare ne ottenne, dai rappresentanti del Papa, il controllo. Nel 1616 il porto diventa scalo marittimo, con propria dogana e contingente militare atto a respingere eventuali attacchi di pirati.


Rapagnano  La sua etimologia si fa risalire a "Ripa di Giano", dal momento che nella sommità del colle sarebbe sorto un tempio a quel Dio solare. Rapagnano è citato da Plinio. Nel 1880 vennero alla luce reperti preromani e romani: anfore, vasi in terracotta e in bronzo, lance, elmi e scudi. Nel medioevo è stato un castello alle dipendenze di Fermo. Dichiaratamente filopapale, come dimostrano i merli guelfi dei suoi torrioni, si trovò spesso in contrasto con Montegiorgio. Ha dato i natali a Giovanni XVII, eletto pontefice nel 1003. Nel '600-'700 ha subito notevoli trasformazioni a causa di un terremoto, come l'ampliamento della piazza, la ricostruzione delle chiese e di alcuni palazzi, tra cui il Palazzo Comunale. Nel 1800 è stata ampliata la chiesa parrocchiale.


Santa Vittoria in Matenano  Edificata nell' 890 dall'abate di Farfa Pietro I, costituì il centro di tutto il presidiato farfense nella Marche. L'abate Ratfredo vi fece trasportare verso il 930, all'epoca delle scorribande dei Saraceni, il corpo della S.Vergine e Martire Vittoria, di nobile famiglia romana, che ancora si conserva, in una urna di marmo, nel santuario della Collegiata. Divenne comune nel sec. XIII ed ebbe poi, nel 1406, uno statuto proprio, il cui originale è custodito nell'archivio comunale insieme a numerose ed interessanti pergamene del sec. XIII ed altri antichi atti consiliari che vanno dal 1481 al 1791. Fu anche centro letterario ed artistico, come provano libri e codici della sua abbazia, in uno dei quali, conservato nella biblioteca di Ascoli Piceno, si legge il più antico documento volgare delle Marche (codice monastico-miscellaneo, I parte "regola benedettina del X sec."). Il comune ha sempre mantenuto, nel suo centro storico, l'antico tracciato medioevale, con numerose case del Risorgimento e altri interessanti monumenti.


Sant'Elpidio a Mare La città di S.Elpidio a Mare è ricca di testimonianze storiche e culturali. Una lunga tradizione fa risalire la sua origine a Cluana, antica città romana sul fiume Chienti. Il nucleo centrale, perfettamente conservato, risale al sec. XI e sorge attorno a quello che venne chiamato "castello di S.Elpidio". Periodo di grande splendore è stato quello in cui è stato eretto a libero comune, di cui conserva le tracce. Intorno alla metà del XIII sec. fu costruito un porto tra il fiume Chienti e il Tenna che divenne tanto importante da entrare in collisione con la vicina e potente Fermo. Da segnalare la distruzione della città, nel 1377, per mano del signore fermano Rinaldo da Monteverde. Dal 1380 incominciò la ricostruzione sul colle del Pieve e, ben presto, S.Elpidio tornò a ricoprire un ruolo di preminenza sul territorio circostante. Nel 1828 Papa Leone XII innalzò il "castello di S.Elpidio" a rango di città. Nel 1952, con la divisione del territorio comunale, il porto divenne comune autonomo. Di straordinario interesse è l'archivio storico, per la qualità dei manoscritti: pergamene, bolle imperiali e papali risalenti al IX sec.. Dal 1993 S.Elpidio a Mare è sede di una prestigiosa Biennale di Grafica, con scambi culturali con altri paesi europei. E' uno dei centri più importanti del "distretto calzaturiero" piceno.


Servigliano dopo gli insediamenti preistorici dei Piceni, Servigliano ebbe nome romano da un proprietario rurale, Servilio, che vi edificò la propria villa. Attorno all’anno 1000 una consociazione di famiglie eresse sulla collina più alta, ora paese vecchio, un castello dipendente dal Comitato di Fermo, col nome di Castel San Marco. Gran parte della popolazione viveva nelle contrade limitrofe: Santa Lucia, San Gualtiero, San Filippo, Castel Belluco, Rocca, San Pietro, Ete, Peschiere, Chiarmonte, Piana Santa Maria, Castellano, San Cataldo e altre. Nella seconda metà del XVIII sec. l’antico castello cominciò a cedere per infiltrazioni d’acqua, finché il nuovo Pontefice Clemente XIV (†1774) ne stabilì la ricostruzione in altro sito. Il nuovo paese, chiamato Castel Clementino, fu iniziato nel 1773 e completato da Pio VI (1775–1799). Il nome di Servigliano fu riassunto dal paese nel 1863 con il regno d'Italia.


Smerillo Il paese è uno piccolo scrigno di attrattive storiche e naturalistiche. La posizione, su una balconata di conglomerati pliocenici, consente ampi panorami. L'abitato ha impronta medioevale accentuata dagli abbondanti ruderi delle mura di difesa. "Castrum Smerilli" è stato il castello che ha dato origine all'insediamento. La prima fondazione sembra risalire al IX secolo. Fu poi alle dipendenze di Fermo, pur facendo salvo il proprio diritto all'autonomia. La posizione, strategicamente favorevole, allettò gli appetiti espansionistici della città di Camerino, che, sul finire del secolo XIV, trovarono la secca resistenza dei Fermani. All'ingresso dell'abitato si vedono ruderi dell'antica rocca. All'interno due belle chiese, S.S.Pietro e Paolo e S.Caterina, costruita in ricordo della liberazione del Fermano dal tiranno Rinaldo da Monteverde. Fossili pliocenici di ogni tipo si rinvengono sulle pendici del Monte Falcone che, nella parte sommitale ed occidentale, è coperto da un residuo di bosco ceduo, interessante per alberi ed arbusti e per il sottobosco ricco e vario.


Torre San Patrizio La cittadina conserva l'impronta della lontana origine medioevale. Mura tre-quattrocentesche, con ristrutturazioni posteriori, circondano il vecchio abitato, che vanta elementi di notevole fattura. Le origini della "turris patrizia" sono situabili intorno al sec. VI a.C.. Il nome attuale risale al periodo carolingio, quando qualche signorotto o gli stessi monaci o vescovi fermani impressero al nome storico quello di un santo. Elevata alla dignità di comune, intorno al 1258, in epoca rinascimentale, fu sottomessa al duca Valentino, figlio di papa Alessandro Borgia. Conobbe alterne vicende storiche, purtroppo insanguinate da distruzioni, cercando sempre di conservarsi a libero comune.
 

 

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